NON PAGHIAMO LA LORO CRISI
La crisi del 2008 non è finita: hanno trasferito il debito dalle banche agli stati e ora ci vogliono far pagare il conto delle loro speculazioni, il conto della crisi del capitalismo. Dalla Grecia alla Spagna e all’Italia, l’austerità europea è dettata dalla BCE e dalle banche, attuata dai Governi nazionali, siano di centro destra o di centro sinistra.
ORA BASTA: è ora di reagire non vogliamo più pagare per loro, vogliamo al contrario lottare per il salario, per i diritti, per il lavoro, contro la precarietà, per l’assistenza sociale.
Per questo in
Italia il 6 settembre deve essere l’inizio di un percorso di
radicalizzazione della mobilitazione contro la “supermanovra” e
le politiche di austerità.
La
Cgil ha proclamato lo sciopero generale di 8 ore in tutte le
categorie per “modificare una manovra ingiusta e iniqua” in
concomitanza con l’arrivo del decreto al Senato; Usb e altri
sindacati di base lanciano anch’essi otto ore di “sciopero
generale e generalizzato” nella stessa giornata contro la
“dittatura delle banche e dell’Unione europea”, aggiungendo
tra le rivendicazioni della propria piattaforma la rottura con
qualunque ipotesi di “patto sociale” e il rifiuto dell’accordo
interconfederale del 28 giugno , che cancella praticamente il
contratto nazionale e la possibilità di scegliersi una
rappresentanza sindacale, limita il diritto di sciopero, divide i
lavoratori in una competizione al ribasso, in una parola DISARMA i
lavoratori di fronte al tritacarne delle politiche di austerità.
NO ALLA MANOVRA DEL
GOVERNO
NO ALL’ACCORDO INTERCONFEDERALE DEL 28 GIUGNO
Per questo chiediamo alla CGIL di ritirare la firma di quell’accordo
C’è bisogno di una nuova stagione di lotte a livello europeo.
Dallo sciopero generale
e generalizzato si può aprire un percorso tratteggiato dalle
scadenze già proclamate, che miri alla costituzione di un fronte di
tutte le opposizioni politiche e sociali: Dall’appuntamento
del 1 Ottobre lanciato da quasi 1500 lavoratori, precari, delegati e
militanti sindacali , all’appello “Dobbiamo fermarli”, fino
alla manifestazione del 15 ottobre a Roma che, sull’onda
dell’appello degli “indignados” spagnoli, può diventare un
grande appuntamento di lotta nazionale.
Dobbiamo allargare e unificare il conflitto sociale, a partire da “Comitati unitari di lotta” contro la “supermanovra” organizzati da forze sociali, sindacali e politiche capaci di coordinarsi tra loro.
E’necessario
delineare una via d’uscita alternativa da questa “crisi del
debito”, partendo dal rifiuto di
riconoscerlo e di pagarlo e indicando una
serie di misure che concretizzino due vecchi slogan mai tanto attuali
quanto in questo momento: “Noi la crisi non
la paghiamo” e “facciamo pagare chi non ha mai pagato”: il
grande capitale, la rendita finanziaria e le nomenklature di
faccendieri, politicanti e arricchiti al loro servizio. Serve una
patrimoniale sulle fortune accumulate nel tempo, serve la
nazionalizzazione delle banche, una verifica reale sulla consistenza
e la qualità del debito. E poi misure sociali dopo decenni di
stangate e manovre: un reddito sociale, l’istituzione del salario
minimo, la riduzione dell’orario di lavoro, un piano di servizi
sociali pubblici e autogovernati, un piano di risanamento ambientale
a partire dai bisogni delle popolazioni e non dal profitto, la
drastica riduzione delle spese militari.
Con
la consapevolezza che “
questo non è che l’inizio, bisogna continuare la lotta”.
Sinistra Critica Livorno