SINISTRA SCIAGURATA
di Antonio Moscato
Il momento è difficile, ma un bel
pezzo della sinistra fa di tutto per renderlo più grave. Non considero
certo “sinistra” il PD di Pier Luigi Bersani, che di fronte a ogni
mossa infame di Monti-Passera & C. non sa dire più che “va bene, ma
vorremmo qualcosa di più”.
Naturalmente il PD ha abboccato alla campagna propagandistica sul
“decreto salva-Italia”, che ci vuole convincere che risparmieremo
migliaia di euro ogni anno se in Italia ci saranno 5000 farmacie in più
con orari illimitati, che si faranno la concorrenza tra loro facendoci
qualche sconticino (invece di toccare come sarebbe necessario le
onnipotenti compagnie farmaceutiche). Oppure che si risparmierà se ci
saranno 500 notai in più, mentre sarebbe stato sacrosanto eliminare
completamente questa categoria anacronistica, residuato di un passato
lontano precedente alla formazione dello Stato moderno, e che
percepisce somme enormi per rispettare le forme ed eludere la sostanza:
chi ha dovuto ricorrere a un notaio si è sentito spesso dare consigli
per ridurre la cifra reale e quindi le imposte. Vedi caso Scajola…
E magari lo sconticino lo dovremo chiedere al giornalaio, anche lì con
allungamento di un orario già pesantissimo, o al benzinaio, a sue
spese, non certo delle grandi compagnie petrolifere…
Ma lasciamo perdere queste miserie del PD: quello che mi scandalizza di
più è vedere il Manifesto dedicare ben due pagine, più una colonna in
prima pagina, alle esternazioni incredibili di Alberto Asor Rosa, di
cui (al tempo di Scrittori e popolo, cinquant’anni fa…) ero stato amico
ed estimatore, ma che da un bel po’ mi sembrava tutto meno che un
“maestro di saggezza”. Asor Rosa, dopo aver puntato sui carabinieri per
togliere di mezzo Berlusconi, oggi elogia perfino “l’oculata presenza
del Presidente della Repubblica”, il grande regista del più grave
attacco a quanto rimane di decenni di conquiste dei lavoratori. E non
basta: secondo Asor Rosa, “anche un laico deve riconoscere la funzione
che [la chiesa cattolica] attualmente svolge nel grande concerto
comune”. Parce sepulto.
Ma lo scandalo non è la sua involuzione intellettuale, è lo spazio che
gli è stato concesso, che invece il Manifesto nega o concede col
contagocce alla maggior parte dei collaboratori. Unica eccezione,
Rossana Rossanda, che in quanto storica fondatrice del giornale ha
potuto avere un paio di colonne per protestare sconsolata…
Ma il peggio della sinistra viene da Vendola, che in un delirio di
onnipotenza pensa col suo tocco magico di recuperare alla sinistra il
PD: “Io non voglio costruire un quarto polo insieme all'Idv, voglio
costruire il polo in grado di vincere le prossime elezioni”. Il “primo
polo”. Vendola replica così a chi gli rimprovera di minacciare la
separazione definitiva dall'ipotesi di un Nuovo Ulivo insieme al Pd,
qualora quest'ultimo partito continui a privilegiare i rapporti con il
Terzo polo. '”E' una forzatura polemica l'accusa che ci viene rivolta -
dicono i suoi collaboratori - anche se con la nascita del governo Monti
le distanze con il Pd sono cresciute”.
Per colmare queste “distanze”, la SeL ha deciso di affrontare il tema
scottante della cosiddetta “riforma del mercato del lavoro”. Lo farà a
Roma subito dopo la sua assemblea nazionale, il 24 gennaio, con
l’intervento del suo responsabile nazionale economia e lavoro,
Massimiliano Smeriglio (un ex autonomo che era entrato nel PRC alla
vigilia della sua esplosione, e che si era caratterizzato per la sua
disinvoltura “tattica”). È invitato anche il giuslavorista Pier
Giovanni Alleva, ma il pezzo forte, che dà il senso all’iniziativa, è
la presentazione del libro Inchiesta sul lavoro di Pietro Ichino, da
discutere con l’autore…
A chi chiedesse perché questa scelta, naturalmente gli organizzatori
risponderebbero: per dare un’idea di una delle tante proposte in campo…
Peccato che la proposta di Ichino non avesse certo bisogno dell’aiuto
della SeL per farsi conoscere, dato che è esaltata dal centrosinistra
ma anche da tutte le sfumature della destra, e naturalmente presa in
esame attentamente dal governo. Occorreva che un’altra voce, ritenuta
di sinistra, gli prestasse attenzione?
Nello stesso numero del Manifesto in cui compare la manchette del
dibattito con Ichino, appare anche un’appello di Burgio e Grassi a
Vendola perché faccia “più chiarezza”. Ma l’appello si conclude con la
richiesta di non dimenticare la FdS, di non tagliarla fuori con una
nuova conventio ad excludendum. Che peccato, avevo sperato che, dopo
tante batoste subite, quanto rimane del PRC volesse ricominciare
davvero a costruire da zero, nella società, il suo radicamento sociale,
ma l’attrazione per le “istituzioni” è così forte, che non gli resta
che implorare che Vendola li accetti, magari sperando che il PD
fatalmente e logicamente attratto dal “terzo Polo”, da cui non lo
separa nulla, sbatta la porta in faccia alla SeL!
22 Gennaio 2012
dal sito http://antoniomoscato.altervista.org/